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Inverno Veloce

Inverno Veloce

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Spesse volte ci assale una tremenda voglia di pesca ,ma il tempo è tiranno e non ci si organizza o si evita di andare, pensando magari che in quel breve lasso di tempo sarà difficile catturare qualche carpa. Come fare in questi casi? La attuale bassa temperatura dell’acqua impone delle regole ben precise, la più importante è non esagerare con la pastura, ed inoltre che questa sia il più digeribile possibile.

Naturalmente ci sono una marea di varianti da valutare, ma concentriamoci sulla corretta strategia da adottare per entrare in pesca quando non disponiamo di intere giornate e notti libere, proprio quando vogliamo andare a pesca “per passare la giornata”, in quei  pomeriggi in cui non ci aspettiamo niente. È proprio in questi casi che, applicando la corretta tattica, quel niente può trasformarsi in tutto!

Il nostro fine è quello di invogliare le carpe a mangiare in un arco di tempo breve, facile a dirsi…. In rete sono disponibili tantissimi studi universitari che mirano a valutare in che modo la carpa si nutre ed è largamente risaputo esse, essendo onnivore, ingeriscono tutto ciò che rientra nel termine alimentare, ma la maggior parte di questi studi rispecchia solo parzialmente la realtà delle nostre acque, in quanto condotti su carpe di allevamento. Risulta pertanto complicato comprendere, in condizioni naturali, quali siano le vere risposte ai prodotti che mettiamo in acqua da parte dei ciprinidi, ma cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, proprio in riferimento a questa stagione in cui il fotoperiodo e il rallentamento dell’attività metabolica ci remano contro. Innanzitutto teniamo presente che in pescate veloci ciò che vogliamo è una risposta immediata da parte del pesce, immaginiamo di pescare in luoghi dove le carpe conoscono ed apprezzano le boilies e togliamoci dalla testa i discorsi sull’ “esca miliare”, limitandoci a parlare dei prodotti giusti da utilizzare e della loro corretta modalità di impiego. Per sessione veloce intendo una giornata secca, quindi una permanenza sullo spot che va dalle 5 alle 12 ore.

Nel tempo utile dobbiamo attirare nella zona interessata il maggior numero di carpe e vogliamo delle partenze, perciò non perdiamo altro tempo e diamoci da fare. Iniziamo con pellets e method, prodotti che rappresentano, per le loro caratteristiche, un’alternativa alle boilies da pastura perché maggiormente solubili e ad effetto veloce. E’ palese che nei bacini ricchi di pesci di disturbo tali esche non possono fare al nostro caso, o meglio non ci consentono di restringere il raggio di azione attorno alle carpe, purtroppo bisogna scendere a compromessi in queste situazioni, non si può avere tutto, perciò limitiamoci a fare del nostro meglio e teniamoci pronti alla ferrata. La pigrizia alimentare dipende dal rallentamento invernale dell’attività metabolica delle carpe, ma è spesso figlia del modo in cui, in un determinato bacino, i pescatori pasturano; se la carpa associa alla boilie un amo e una fotografia tra le braccia di uno sconosciuto, sicuramente scapperà via nel momento in cui, per un periodo di tempo avanzato, i carpisti continuano a pescare tutti allo stesso modo e cioè a “standardizzare” le loro sessioni.

Le carpe amano infatti la tranquillità, l’invadenza, intesa sia in termini di pasturazione che in termini di confusione nei luoghi di pesca, non mi ha mai aiutato, specialmente nelle sessioni mordi e fuggi, proprio laddove ridurre al minimo i rumori sulle sponde e in acqua, le luci e tutto ciò che rientra nel termine “antropico” garantisce dei risultati spesso sorprendenti.

Proviamo col method: Il method rappresenta una valido alleato in situazioni di questo tipo, per rendere la sua efficacia massima, proviamo ad aggiungere al suo interno liquid foods (in questo periodo io utilizzo l’ Amino Blend 365 oppure l’Anchovy Protein Extract, visibili in foto), pellets  e boilies spezzate (della stessa linea che utilizzata per l’innesco, in inverno le Meteor sono le mie preferite), oltre a particles come canapa, tiger nuts e semi di girasole (difficili da cuocere, ma devastanti in certi casi).

Come tiger nuts da innesco preferisco le Hi Viz pianeapple(in foto), in questo caso aggiungo un po’ del liquido presente nei barattoli in cui sono in ammollo, al posto o abbinato ad altri liquid foods CC Moore. Personalmente arricchisco il mio method con un 20% del mix che uso nelle self made, mentre quando ricorro ad esche ready, mi ostino a spezzettare in brandelli piccolissimi una trentina di palline quasi sbriciolate per ogni chilo di method, facendo questa operazione cerco di rendere l’esca familiare e farla accettare immediatamente.

Indipendentemente dai materiali che scegliamo di inserire nel method, la cosa importante è creare un impasto omogeneo ed arricchirlo con una serie di ingredienti e sostanze che abbiano, come base comune, attrattori efficaci e che stimolino l’appetito. In molti ancora associano il method alla cattura di carpe di piccola taglia, sarà una mia pessima convinzione, ma credo invece che la grandezza delle baffute non sia relazionabile né al method, né tantomeno alla dimensione delle esche.

A questo proposito, vorrei anche evidenziare e suggerire che esche di piccolo diametro (le mie preferite sono le 12 mm) possono essere accettate con meno scrupoli in inverno e, talvolta, potrebbero rappresentare l’arma vincente, magari se avvolte direttamente col method, in modo da creare un interesse immediato in sessioni altrettanto veloci; la quantità di impasto da utilizzare sarà proporzionale alla distanza da coprire con il lancio, se poi si ricorre al barchino, la maggior parte dei problemi è risolta! Spod mix (come il Red Pepper +) e stick mix (ad esempio il Milk ‘n’ Nut Crush), al pari dei classici methods, possono essere impiegati con PVA o come sfarinati generici da arricchire e caricare con liquid foods CC Moore di provata efficacia, ottenendo risultati altrettanto positivi. Una breve parentesi sulle presentazioni. Nel pieno freddo io utilizzo quasi sempre inneschi bilanciati, un omino di neve composto da una affondante Meteor da 15mm + una pop up Silent Assassin da 12mm, rappresenta la mia scelta obbigata, un piccolo stratagemma che utilizzo consiste nel bagnare il method oppure lo stick con una piccola quota del Booster relativo alla pop up utilizzata (in foto è visibile l’abbinamento). 

Pellets: Offrono una vera garanzia nelle sessioni brevi, a contatto con l’acqua iniziano a sfaldarsi in un tempo variabile in base alla temperatura dell’acqua e agli ingredienti che li compongono, lasciando un letto di attrattori sul fondale. Anche in questo caso l’aggiunta di stimolatori di appetito o di altri liquidi può tornarci utile, ancor più in presenza di acqua fredda. Utilizzeremo il rocket, lo spomb, o i comunissimi sacchetti in PVA, strategie che ci permettono di concentrare l’interesse attorno all’innesco e di essere estremamente precisi in quanto a localizzazione della pastura. Preferisco pasturare con Pellet Bloodworm CC Moore inumiditi nel relativo liquid food, sempre in base allo stesso ragionamento secondo il quale cerchiamo di essere veloci, di creare il minor sospetto possibile alla carpa e di catturarne il maggior numero nel minor tempo possibile, innescando in questo caso un dumbell della stessa linea Naturals Range (in foto).

Come accennavo in precedenza, per intaccare l’orologio interno dei ciprinidi e riuscire a convincerli di alimentarsi proprio in corrispondenza della nostra breve permanenza, dovremmo riuscire ad abbattere tutte le barriere di diffidenza che gli stessi mettono in campo. A proposito di questo, la mimetizzazione e la riduzione minima di tutto ciò che non appartiene al mondo della natura, possono solo giocare a nostro vantaggio, se infatti riuscissimo a portarci dietro il minimo indispensabile e a non rendere la nostra postazione “invadente” o, se preferite “estranea”, di sicuro avremo una marcia in più. Tutti questi ragionamenti si basano su un presupposto abbastanza ovvio: bisogna conoscere il posto in cui si pesca perché non c’è tempo per effettuare tutte quelle operazioni preliminari che, nelle lunghe permanenze, sono invece alla base di una battuta di successo (plumbing, scandagliare il fondale, pasturazione preventiva ecc…).

Concludendo: La valutazione fondamentale è quella della determinazione della giusta quantità di esca da mettere in acqua; Se da una parte è vero che stiamo parlando di esche veloci, dall’altra è anche utile non sottovalutare che, nonostante ciò, a noi serve sempre la giusta quantità.

Come scegliere allora? Ipotizzando di avere le classiche tre canne in acqua, suggerisco di usare un quantitativo utile ad intercettare, in base allo spazio che le stesse occupano ossia alla distanza che c’è tra le canne ai due estremi, la maggior parte delle carpe che nuotano nel nostro spazio e a non saziarle, ossia invogliarle a mangiare i nostri inneschi, senza scartarli, perché sazie, e/o individuarli perché non attirate opportunamente.

Talvolta possiamo anche utilizzare boilies per pasturare, io amo quelle a granulometria grossa che lavorano immediatamente e danno sempre ottimi risultati. In genere, quando uso boilies, pasturo con circa un chilo di palline distribuite sulle tre canne in un’area abbastanza ristretta (concentrandole in prossimità dell’innesco, non più di un metro a destra e a sinistra e spaccandone una metà circa preventivamente) evitando nel periodo corrente le “esche pesanti” sotto il profilo proteico. La tattica che mi ha regalato in passato le maggiori soddisfazioni, è quella basata su quelli che io chiamo ”getti regolari” e cioè mettere in acqua, ad intervalli regolari, la stessa quantità di esca. Perché? Ciò mi permette di non esagerare in quantità da un lato e, dall’altro, di valutare correttamente qual è la risposta delle carpe alle variazioni dei quantitativi di esca.

Inoltre consiglio di pasturare in modo diverso sui tre inneschi, mettere cioè in campo una sorta di “pasturazione differenziata”, per riuscire ad analizzare in modo critico e separato i diversi risultati e le relative risposte. Le esche e i metodi di pasturazione sono davvero molti, a noi non resta che provare, lasciando  galoppare la fantasia e lavorando con l’immaginazione. Pescare contro il tempo non è propriamente sinonimo di carpfishing, questo è vero, ma il piacere di pescare accomuna tutti noi, quindi poniamo la nostra attenzione verso tutte quelle esche che in un modo o nell’altro possono fare la necessaria differenza.

Molti di noi amano la pesca, ma per motivi di vario genere non riescono a passare notti, giorni, weekend o settimane intere sulle sponde. Vendete l’attrezzatura? No, questo mai! Pescate lo stesso, seguite il vostro ingegno e mettetelo in campo, anzi in acqua, aspettate e poi ferrate senza problemi, fate una bella foto ed aggiungete  un’altra nota al vostro bagaglio di esperienze.

, Italy


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